Due donne...

scritto da Giullare della morte
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Testo: Due donne...
di Giullare della morte

Da un po' di tempo, per due donne il sole e la luna sono due stinti e inutili oggetti ad arredare il cielo, e senza luce il buio è l'unica certezza.
Sono due donne nelle cui vene scorre lo stesso sangue e gli stessi geni. Un sangue impestato di scorie e grumi, con il veleno come cibo quotidiano. Le parole che si palleggiano sono taglienti come lamette e bisturi. Si tagliuzzano la coscienza a vicenda e la cura è buttarsi del sale. In comune è rimasto loro solo l'odio salmistrato nell'antro della bocca, pronto a sciogliersi appena il cervello si infuoca, ricominciando a sfiammare dalle labbra: "Accidenti a te!", "Crepa!". E un "Ti voglio bene" manco a pensarlo: sia mai che l'amore faccia capolino dalle spalle del domani, poiché significherebbe arrendersi.
Hanno labbra protocollate dall'infamia, occhi da giudici severi e corrucciati, e un tavolo da cucina da usare sia come banco per giudice e imputato, sia per mangiare. Nel restare seduti a quel tavolo, l'unico rumore ad aleggiare è il brusio di mandibole intente a masticare cibo e a dirimpetto occhiata su occhiata.
Una delle due donne è anziana. Ha varie cicatrici sul consunto e smunto viso, dovute alla bastarda e teppista vita che va in giro con un taglierino per divertirsi con chi ha l'anima come un cippo già di suo tagliuzzato. È talmente zeppo di cicatrici che, per trovarci un lembo compatto, devi lavorare di fino con microscopici e attenti occhi. Sui bulbi oculari si nota l'ineluttabile andirivieni del dolore. Nessun lampo di gioia infilza quell'ombroso movimento da parte a parte. Ha vissuto una vita di sacrifici, talmente tanti che, oltre a ingobbirle la schiena e lo sguardo, le hanno storto anche il cuore.
La più giovane delle donne ha una pelle fresca e liscia che fa gola agli uomini, desiderosi di strusciarsela addosso per un po'; giusto il tempo per cavarsi qualche bastardo e soddisfacente orgasmo dal corpo e sentirsi, per qualche minuto, maschi. Poi la passano a qualcun altro come fosse un cencio di valore appena comprato, svalorizzato e consumato dopo averlo usato per qualche settimana, se non per giorni. Ha la fama di donna in calore, forse perché pensa che darsi significhi mettere un'ipoteca su un amore, e va con chi le parole d'amore le armeggia nella bocca come fa un prete che dice messa. Spessissimo va in depressione, aprendo le cosce per sedare l'animale di nome "solitudine" che la sta sbranando e dilaniando lentamente. Cade spesso dai piani alti della mente e, nello spiaccicarsi sulle ossa dei piedi, spera di morire. Ma la morte le fa solo da premurosa e attenta infermiera per rimetterla in sesto, perché la morte ama sentire bestemmie e maledizioni verso la vita. Le poche volte che la vedi sorridente è perché ha abboccato di nuovo all'esca dell'amore; una lenza gettata e tirata, dal mare dei suoi liquidi e increspati occhi, da chi le promette una vita insieme solo per farle aprire le gambe e fare così i propri porci comodi.
Le due donne sono madre e figlia e coabitano sotto un cielo di cemento su cui sono affisse delle chiazze di perdite d'acqua, tanto che pare che anche i muri piangano. L'anziana ha due fedi insaccate in un malridotto e adunco dito, a ricordo di un marito che sta ammuffendo dentro una bara a guardare un soffitto di compensato.
La figlia non porta nessuna fede. Però il suo utero ha figliato un qualcosa suggerito dal cuore: un figlio che, da appena nato e senza nessunissima raccomandazione, fa parte del novero dei disgraziati a vita. Un'élite di cui, di questi tempi, fanno parte in molti. Emancipazione e desiderio di maternità stanno tra loro come la poesia nella matematica e nella chimica.
Le donne, quando litigano in luoghi pubblici, non hanno timore ad urlare, scorticarsi e graffiarsi con felini occhi accalorandosi. Hanno occhi screziati che ricordano ferite da taglio; sangue non ne scorre, ma fanno male a chiunque le guardi ogni giorno.
Mi riferisco al bimbo: nel guardargli gli occhi, ti accorgi che li ha come cicatrici profonde e aperte. Al posto delle iridi ha due tondi ed evidenti grumi neri.
Le donne hanno litigato anche stamani, come al solito. Le poche volte che il silenzio cuce le loro bocche è solo per ricaricarsi, come si fa con le pistole; poi girano il tamburo e riesplodono con ficcanti e mortali parole. Un altro giro di parole incellofanate in un proiettile, per riprodurre il refrain della rabbia e dell'odio.
La battaglia quotidiana tra le donne le vede entrambe vincitrici. La sconfitta finale è unicamente a carico e a onore del piccolo bimbo.
Due donne... testo di Giullare della morte
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